Il digiuno intermittente gioca un ruolo fondamentale nell’epigenetica, ovvero la modulazione dell’espressione genica senza alterazioni nella sequenza del DNA. Questa pratica alimentare alterna periodi di assunzione di cibo a periodi di digiuno totale o parziale. Numerosi studi dimostrano che il digiuno intermittente ha effetti diretti sulla longevità, sulla prevenzione delle malattie metaboliche e neurodegenerative e sulla regolazione del sistema immunitario. Vediamo di seguito come avviene tutto questo.
L’epigenetica studia le modifiche ereditabili dell’espressione genica che non comportano mutazioni nella sequenza del DNA. Tra i principali meccanismi epigenetici troviamo:
- Metilazione del DNA: regola l’attivazione o il silenziamento di geni specifici e aumenta la metilazione protettiva, disattivando geni pro-infiammatori.
- Modificazioni degli istoni: influenzano il modo in cui il DNA è avvolto e quindi la sua accessibilità alla trascrizione. Attiva le sirtuine, migliorando la regolazione metabolica.
- MicroRNA: piccoli RNA che regolano l’espressione genica post-trascrizionale, come ad esempio i microRNA che favoriscono obesità, diabete e malattie cardiovascolari
L’alimentazione e il digiuno intermittente influenzano profondamente i processi di epigenetica, determinando effetti sulla salute e sulla longevità.
Metilazione del DNA nell’ epigenetica del digiuno intermittente
Il digiuno intermittente regola l’attivazione o il silenziamento di geni specifici, aumenta la metilazione protettiva, disattivando geni pro-infiammatori. Inoltre migliora l’attività dei geni che regolano la sensibilità insulinica,
La restrizione calorica stimola i geni della riparazione cellulare, riducendo l’invecchiamento precoce. Causa un miglioramento della funzione cerebrale, stimola l’autofagia, eliminando proteine tossiche legate a Alzheimer e Parkinson.
Modificazione degli istoni e il ruolo delle sirtuine nel digiuno intermittente
Le sirtuine (SIRT1-SIRT7) sono proteine coinvolte nella regolazione del metabolismo e nella risposta allo stress cellulare. Il digiuno intermittente stimola la loro attivazione, favorendo processi di riparazione cellulare, longevità e protezione dalle malattie neurodegenerative.
Uno studio del Salk Institute for Biological Studies ha evidenziato che il digiuno intermittente aumenta l’espressione delle sirtuine in diversi organi, migliorando la funzionalità mitocondriale e riducendo i danni legati all’invecchiamento.
I MicroRNA nel digiuno intermittente
I microRNA (miRNA) sono piccoli frammenti di RNA non codificanti che giocano un ruolo cruciale nella regolazione post-trascrizionale dell’espressione genica. Questo significa che possono “accendere” o “spegnere” l’attività di determinati geni influenzando processi metabolici essenziali come la gestione del glucosio, il metabolismo lipidico e la risposta infiammatoria.
Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato che il digiuno intermittente è in grado di modulare l’espressione dei microRNA, favorendo quelli protettivi e riducendo quelli dannosi. Nel digiuno intermittente questi piccoli RNA possono:
- Regolare l’omeostasi del glucosio, influenzando la produzione e la sensibilità dell’insulina.
- Modulare il metabolismo lipidico, controllando il deposito di grasso e la sintesi di colesterolo.
- Influenzare l’infiammazione, contribuendo a malattie croniche come aterosclerosi e diabete.
Diversi studi hanno dimostrato che il digiuno intermittente rimodella il profilo dei microRNA circolanti, riducendo l’espressione di quelli associati a malattie metaboliche e aumentando quelli coinvolti nella rigenerazione cellulare e nella protezione dall’infiammazione.
MicroRNA Coinvolti nell’Obesità
L’obesità è caratterizzata da uno squilibrio tra accumulo e utilizzo di energia, spesso causato da alterazioni nei microRNA che favoriscono l’accumulo di grasso e la resistenza all’insulina.
MicroRNA negativi associati all’obesità:
- miR-33 → Promuove l’accumulo di grasso e riduce il metabolismo lipidico.
- miR-122 → Aumenta la produzione di colesterolo e favorisce la resistenza insulinica.
l digiuno intermittente riduce l’espressione di miR-33 e miR-122, migliorando la capacità del corpo di ossidare i grassi e ridurre il deposito lipidico. Aumenta, inoltre, la produzione di enzimi lipolitici, favorendo l’utilizzo del grasso come fonte energetica.
MicroRNA Associati al Diabete
Il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica caratterizzata da insulino-resistenza e iperglicemia cronica. Alcuni microRNA giocano un ruolo chiave nella regolazione della risposta insulinica.
MicroRNA che favoriscono il diabete:
- miR-29 → Riduce la sensibilità all’insulina, aumentando il rischio di diabete.
- miR-103 e miR-107 → Inibiscono il trasporto di glucosio nelle cellule, contribuendo all’iperglicemia.
Il digiuno intermittente riduce l’espressione di miR-29, miR-103 e miR-107, migliorando la capacità dell’organismo di utilizzare il glucosio in modo efficiente. Inoltre stimola l’attività delle sirtuine (SIRT1 e SIRT3), che migliorano la sensibilità insulinica e riducono lo stress ossidativo nei tessuti.
MicroRNA Associati alle Malattie Cardiovascolari
L’aterosclerosi e le patologie cardiovascolari sono strettamente legate a infiammazione cronica e disfunzione metabolica. Alcuni microRNA sono direttamente coinvolti nel processo di infiammazione e rigidità arteriosa.
MicroRNA dannosi per il cuore:
- miR-21 → Promuove l’infiammazione e la fibrosi arteriosa.
- miR-92a → Inibisce la formazione di nuovi vasi sanguigni, aumentando il rischio di ischemia.
- miR-126 → Regola la salute delle arterie; la sua riduzione è associata a un maggior rischio di infarto.
Il digiuno intermittente abbassa i livelli di miR-21 e miR-92a, riducendo l’infiammazione arteriosa e migliorando la circolazione e aumenta l’espressione di miR-126, favorendo la rigenerazione dei vasi sanguigni e migliorando l’elasticità arteriosa.
Approfondisci nell’articolo: l’effetto del digiuno intermittente sulle patologie.
Effetti del digiuno intermittente sui ritmi circadiani
Il nostro corpo segue un ritmo circadiano che regola il metabolismo, il sonno e la risposta allo stress. Il digiuno intermittente sincronizza questi ritmi migliorando l’efficienza metabolica. Uno studio pubblicato su Cell Metabolism ha dimostrato che mangiare entro una finestra temporale ristretta migliora la regolazione dei geni associati al metabolismo energetico e alla riparazione cellulare. In particolare:
- Aumenta la produzione di corpi chetonici, che proteggono i neuroni.
- Riduce l’infiammazione cronica grazie alla modulazione dei geni pro-infiammatori.
- Migliora la sensibilità insulinica e riduce il rischio di diabete di tipo 2.
Come applicare il digiuno intermittente per ottenere benefici in epigenetica
Per massimizzare gli effetti benefici del digiuno intermittente sulla salute e sull’epigenetica, è importante rivolgersi ad un professionista esperto in grado di adottare un approccio personalizzato per bilanciare il carico energetico e di nutrienti. Di seguito alcune strategie efficaci se gestite da personale esperto:
- Digiuno 16:8: mangiare entro una finestra di 8 ore e digiunare per 16 ore. È il metodo più studiato per la perdita di peso e la regolazione del metabolismo.
- Digiuno 5:2: assumere una dieta normale per 5 giorni a settimana e ridurre l’apporto calorico a 500-600 kcal per 2 giorni non consecutivi.
- Digiuno alternato: alternare un giorno di digiuno totale o parziale con un giorno di alimentazione normale.
- Digiuno circadiano: consumare tutti i pasti entro un intervallo di 6-10 ore, preferibilmente durante le ore di luce.
Il digiuno intermittente non è solo una strategia per perdere peso, ma una potente leva epigenetica in grado di modulare l’espressione genica e migliorare la salute complessiva.
Gli studi mostrano come questa pratica possa ridurre il rischio di malattie croniche, migliorare la funzionalità mitocondriale e aumentare la longevità attraverso la regolazione di geni chiave e processi metabolici. Tuttavia, per ottenere benefici reali e duraturi, è fondamentale adottare il digiuno in modo consapevole rivolgendosi ad un professionista.
Referenze bibliografiche
Patterson, R. E., & Sears, D. D. (2017). Metabolic effects of intermittent fasting. Annual Review of Nutrition, 37, 371–393.
Vasim, I., Majeed, C. N., & DeBoer, M. D. (2022). Intermittent fasting and metabolic health. Nutrients, 14(3), 631.

