La disbiosi è uno squilibrio della flora batterica intestinale che può influenzare la digestione e la salute generale. In questa condizione si verifica uno squilibrio nella composizione del microbiota intestinale, la comunità di microrganismi che vive nel tratto gastrointestinale umano. Questo squilibrio può avere diverse cause e conseguenze sulla salute dell’ospite. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato che la disbiosi è correlata a numerose malattie e condizioni, incluse le malattie infiammatorie croniche intestinali, obesità, malattie metaboliche, infertilità e disturbi mentali.
Cause della disbiosi
La disbiosi può essere causata da diversi fattori tra cui:
- Uso di antibiotici: Gli antibiotici, pur essendo fondamentali nel trattamento delle infezioni batteriche, possono alterare profondamente il microbiota intestinale. Gli antibiotici non solo eliminano i batteri patogeni, ma colpiscono anche quelli benefici, portando a uno squilibrio microbico.
- Dieta squilibrata: La dieta gioca un ruolo cruciale nella composizione del microbiota. Diete ricche di grassi e zuccheri e povere di fibre sono associate a una diminuzione della diversità microbica e a un aumento di batteri pro-infiammatori, come i membri del phylum Proteobacteria (Ríos-Covián, et al., 2016).
- Stress: Lo stress cronico può alterare la barriera intestinale, permettendo ai microrganismi dannosi di penetrare e provocare infiammazione. Inoltre, lo stress può influenzare negativamente la composizione del microbiota stesso.
- Stili di vita: Fattori come l’uso di alcol, il fumo e la mancanza di attività fisica sono stati tutti correlati a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale.
- Infezioni intestinali: Infezioni acute o croniche da parte di batteri, virus o parassiti possono alterare l’equilibrio del microbiota, favorendo la crescita di microrganismi patogeni a scapito di quelli benefici.
Conseguenze della disbiosi
Le conseguenze della disbiosi sulla salute sono varie e possono manifestarsi sia a livello locale che sistemico. Tra le principali conseguenze troviamo:
Malattie gastrointestinali
- Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI): La disbiosi è stata associata allo sviluppo di malattie come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. In particolare, una diminuzione dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta, come il Faecalibacterium prausnitzii, è stata rilevata nei pazienti affetti da MICI (Sokol, et al., 2008).
- Sindrome dell’intestino irritabile (IBS): La disbiosi è stata anche collegata alla sindrome dell’intestino irritabile, una condizione caratterizzata da dolore addominale, gonfiore e alterazioni delle abitudini intestinali. Studi hanno dimostrato che i pazienti con IBS hanno una diversità microbica ridotta e un aumento di batteri pro-infiammatori (Pittayanon, et al., 2019).
Patologie metaboliche
- Obesità: Un’alterazione nel rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes è stata osservata nelle persone obese, suggerendo che la disbiosi possa contribuire all’accumulo di grasso e all’aumento di peso (Turnbaugh, et al., 2006). Inoltre, i microbi del microbiota intestinale influenzano il metabolismo degli acidi biliari, che a loro volta regolano l’omeostasi del glucosio e dei lipidi.
- Diabete di tipo 2: La disbiosi è stata associata anche al diabete di tipo 2, con uno squilibrio nella composizione microbica che può influenzare la resistenza all’insulina e il metabolismo del glucosio (Qin, et al., 2012).
Malattie mentali
- Asse intestino-cervello: È sempre più evidente il legame tra il microbiota intestinale e il cervello, noto come asse intestino-cervello. La disbiosi è stata associata a disturbi neuropsichiatrici come la depressione e l’ansia. I batteri intestinali producono neurotrasmettitori e metaboliti che influenzano la funzione cerebrale, e un’alterazione in questo equilibrio può contribuire allo sviluppo di tali disturbi (Cenit, et al., 2017).
Infertilità
La disbiosi intestinale è stata collegata all’infertilità attraverso vari meccanismi. L’infiammazione cronica causata dalla disbiosi può influenzare negativamente il sistema riproduttivo, alterando l’omeostasi ormonale e influenzando la salute del tratto riproduttivo femminile. Inoltre, la disbiosi vaginale, come nel caso della vaginosi batterica, o come nell’endometrite, è associata a infertilità e complicanze della gravidanza. Ripristinare l’equilibrio del microbiota attraverso dieta, probiotici e riduzione dello stress può migliorare le condizioni di fertilità.
Sintomi della disbiosi
I sintomi della disbiosi variano notevolmente a seconda della gravità dello squilibrio microbico e del sistema corporeo coinvolto. Poiché la disbiosi riguarda prevalentemente l’intestino, la maggior parte dei sintomi colpisce il tratto gastrointestinale, ma possono anche manifestarsi sintomi sistemici che interessano altre parti del corpo. Di seguito sono elencati i principali sintomi associati alla disbiosi:
gastrointestinali
- Gonfiore addominale: La disbiosi può causare un eccessivo accumulo di gas nell’intestino, portando a sensazioni di gonfiore e disagio.
- Flatulenza: Uno squilibrio nel microbiota intestinale può provocare un aumento della produzione di gas, spesso a causa della fermentazione incompleta dei nutrienti da parte di batteri non usuali o in eccesso.
- Diarrea o costipazione: La disbiosi può alterare la motilità intestinale, portando a episodi di diarrea o, al contrario, a costipazione cronica. Questo si verifica spesso nei casi di sindrome dell’intestino irritabile (IBS), che è associata a una disbiosi sottostante (Pittayanon, et al., 2019).
- Dolore addominale: Infiammazione e disfunzione della barriera intestinale causate dalla disbiosi possono indurre dolore addominale, spesso di tipo crampiforme.
- Alterazioni delle abitudini intestinali: Oltre a diarrea e costipazione, la disbiosi può portare a un’irregolarità nell’alvo, con feci più molli o dure del normale.
- Sensazione di svuotamento incompleto: Questo sintomo è comune in persone che soffrono di IBS correlato a disbiosi, dove le funzioni intestinali risultano irregolari e incomplete.
Sintomi sistemici
- Fatica cronica: La disbiosi può influenzare i livelli di energia, portando a una sensazione persistente di stanchezza. Questo è in parte dovuto all’infiammazione cronica e alla riduzione dell’assorbimento dei nutrienti essenziali, come vitamine e minerali.
- Malassorbimento: Una disbiosi intestinale compromette l’assorbimento corretto dei nutrienti, portando a carenze di vitamine (in particolare le vitamine del gruppo B) e minerali, con possibili ripercussioni su tutto il corpo.
- Dolori muscolari e articolari: L’infiammazione sistemica causata da una disbiosi intestinale può portare a dolori diffusi a livello muscolare e articolare. Questo fenomeno è legato a una risposta immunitaria anomala, in cui il corpo attacca i propri tessuti in reazione a endotossine rilasciate nel flusso sanguigno (Serino, et al., 2009).
Sintomi legati all’asse intestino-cervello
- Ansia e depressione: Esiste un collegamento bidirezionale tra intestino e cervello, noto come asse intestino-cervello. Una disbiosi intestinale può influenzare la produzione di neurotrasmettitori e altre molecole che regolano l’umore, come la serotonina, contribuendo allo sviluppo di disturbi dell’umore, ansia e depressione (Cenit, et al., 2017).
- Nebbia mentale: I pazienti con disbiosi riferiscono spesso difficoltà cognitive, come mancanza di concentrazione e problemi di memoria. Questi sintomi possono essere legati a uno stato infiammatorio cronico e all’interferenza con la produzione di neurotrasmettitori regolati dal microbiota intestinale.
dermatologici
- Problemi cutanei: La disbiosi può influire sulla salute della pelle, con manifestazioni come acne, eczema, psoriasi o rosacea. Questo è dovuto al legame tra il microbiota intestinale e il sistema immunitario, che può influenzare la risposta infiammatoria cutanea (Bowe & Logan, 2011).
Sintomi metabolici
- Aumento di peso: La disbiosi è stata associata a una disfunzione metabolica che può portare all’obesità. In particolare, uno squilibrio tra i batteri del phylum Firmicutes e Bacteroidetes è stato correlato all’aumento dell’accumulo di grasso (Turnbaugh, et al., 2006).
- Resistenza all’insulina: La disbiosi intestinale può contribuire alla resistenza all’insulina e, di conseguenza, al diabete di tipo 2. Alterazioni nella composizione del microbiota possono influenzare il metabolismo del glucosio, aggravando il rischio di disordini metabolici (Qin, et al., 2012).
immunologici
- Infezioni ricorrenti: Il microbiota intestinale gioca un ruolo cruciale nella regolazione del sistema immunitario. La disbiosi può indebolire la capacità del corpo di combattere le infezioni, portando a episodi frequenti di infezioni, soprattutto intestinali e del tratto urinario.
- Infiammazione cronica: Uno squilibrio nel microbiota intestinale può portare a una risposta infiammatoria cronica, con un aumento di citochine pro-infiammatorie che circolano nel corpo. Questo può favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni e infiammatorie, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa (Sokol, et al., 2008).
Sintomi legati a carenze nutrizionali
- Anemia: La disbiosi può interferire con l’assorbimento di nutrienti essenziali, come il ferro, portando a carenze e condizioni come l’anemia, caratterizzata da stanchezza, pallore e debolezza muscolare.
- Deficienze di vitamine: In particolare, una disbiosi può compromettere la sintesi e l’assorbimento di vitamine prodotte dai batteri intestinali, come la vitamina K e alcune vitamine del gruppo B, che sono essenziali per la coagulazione del sangue e il metabolismo energetico.
Altri sintomi
- Alito cattivo (alitosi): Un segno comune di disbiosi è la presenza di alito cattivo, spesso causato dall’eccesso di proliferazione batterica, sia a livello intestinale che nella cavità orale.
- Intolleranze alimentari: La disbiosi può aumentare la sensibilità dell’intestino a determinati alimenti, portando a intolleranze alimentari o allergie nuove o peggiorate.
- Problemi di Infertilità e aborti ricorrenti a causa della conseguente disbiosi vaginale, endometriale ed endometrite.
Composizione del microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è composto da trilioni di batteri, funghi, virus e altri microrganismi che coesistono in un delicato equilibrio. I principali phyla batterici presenti nell’intestino umano sono Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria e Proteobacteria (Arumugam, et al., 2011). In condizioni normali, questi microbi svolgono funzioni vitali per l’organismo, come la digestione di nutrienti complessi, la sintesi di vitamine, la modulazione della risposta immunitaria e la protezione contro agenti patogeni. Puoi approfondire questa parte leggendo il post sulla composizione del microbiota intestinale.
Come migliorare l’equilibrio intestinale:
Il riequilibrio intestinale può avvenire tramite diverse strategie, tutte mirate a ripristinare l’equilibrio del microbiota intestinale. Tra queste troviamo:
- Probiotici: I probiotici sono batteri vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, apportano benefici alla salute dell’ospite. I probiotici più comunemente utilizzati includono specie di Lactobacillus e Bifidobacterium, che possono aiutare a ristabilire l’equilibrio microbico e ridurre l’infiammazione (Martyniak, et al., 2021).
- Prebiotici: I prebiotici sono composti non digeribili, come le fibre alimentari, che favoriscono la crescita di batteri benefici nel tratto intestinale. Un esempio comune è l’inulina, che stimola la crescita di batteri produttori di acidi grassi a catena corta, essenziali per la salute intestinale (Gibson, et al., 2017).
- Trapianto di microbiota fecale (FMT): Il trapianto di microbiota fecale consiste nel trasferire microbiota da un donatore sano a un paziente con disbiosi. Questo trattamento è stato particolarmente efficace nel trattamento delle infezioni ricorrenti da Clostridium difficile e sta guadagnando interesse come possibile terapia per altre condizioni correlate alla disbiosi (Smits, et al., 2013).
- Modifiche dietetiche: Una dieta ricca di fibre, frutta, verdura e cereali integrali può contribuire a ripristinare un microbiota sano. Al contrario, ridurre l’assunzione di zuccheri raffinati e grassi saturi può prevenire ulteriori danni al microbiota.
A occuparsi del riequilibrio del microbiota ci sono diverse figure tra cui il Nutrizionista o il gastroenterologo specializzato. Il fai da te spesso peggiora la situazione.
Riassumendo:
La disbiosi rappresenta un fenomeno complesso che può influenzare molteplici aspetti della salute umana. Le cause della disbiosi sono varie e vanno dal consumo di antibiotici a diete squilibrate, ma le sue conseguenze possono essere devastanti, contribuendo allo sviluppo di malattie gastrointestinali, metaboliche e mentali. Fortunatamente, sono disponibili diverse strategie terapeutiche, come i probiotici, i prebiotici e il trapianto di microbiota fecale, che possono aiutare a ristabilire l’equilibrio del microbiota e migliorare la salute dell’ospite.
Approfondimenti:
Bibliografia
- Arumugam, M., et al. (2011). Enterotypes of the human gut microbiome. Nature, 473(7346), 174-180. https://doi.org/10.1038/nature09944
- Ríos-Covián, D., et al. (2016). Intestinal short chain fatty acids and their link with diet and human health. Frontiers in Microbiology, 7, 185. https://doi.org/10.3389/fmicb.2016.00185
- Sokol, H., et al. (2008). Faecalibacterium prausnitzii is an anti-inflammatory commensal bacterium identified by gut microbiota analysis of Crohn disease patients. Proceedings of the National Academy of Sciences, 105(43), 16731-16736. https://doi.org/10.1073/pnas.0804812105
- Pittayanon, R., et al. (2019). Gut microbiota in patients with irritable bowel syndrome—a systematic review. Gastroenterology, 157(1), 97-108.
- Turnbaugh, P. J., et al. (2006). An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest. Nature, 444(7122), 1027-1031. https://doi.org/10.1038/nature05414
- Qin, J., et al. (2012). A metagenome-wide association study of gut microbiota in type 2 diabetes. Nature, 490(7418), 55-60. https://doi.org/10.1038/nature11450
- Cenit, M. C., et al. (2017). Gut microbiota and attention deficit hyperactivity disorder: new perspectives for a challenging condition. European Child & Adolescent Psychiatry, 26(9), 1081-1092.
- Martyniak, A., Medyńska-Przęczek, A., Wędrychowicz, A., Skoczeń, S., & Tomasik, P. J. (2021). Prebiotics, probiotics, synbiotics, paraprobiotics and postbiotic compounds in IBD. Biomolecules, 11(12), 1903.
- Gibson, G. R., et al. (2017). The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of prebiotics. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 14(8), 491-502. https://doi.org/10.1038/nrgastro.2017.75
- Smits, L. P., et al. (2013). Therapeutic potential of fecal microbiota transplantation. Gastroenterology, 145(5), 946-953. https://doi.org/10.1053/j.gastro.2013.08.058
- Bowe, W. P., & Logan, A. C. (2011). Acne vulgaris, probiotics and the gut-brain-skin axis – back to the future? Gut Pathogens, 3, 1. https://doi.org/10.1186/1757-4749-3-1
- Serino, M., Luche, E., Chabo, C., Amar, J., & Burcelin, R. (2009). Intestinal microflora and metabolic diseases. Diabetes & Metabolism, 35(4), 262–272.

