Mettere al mondo un bambino significa assumersi anche la responsabilità di proteggerlo. Ce lo insegna proprio quello che è accaduto con la difterite questa settimana. Perchè proteggere un figlio non vuol dire eliminare ogni possibile rischio, sarebbe impossibile. Significa utilizzare gli strumenti disponibili per ridurre quelli prevenibili, durante l’infanzia e nel corso della vita.
Ieri ho raccontato pubblicamente la scelta fatta per mia figlia, lei ha ricevuto tutte le vaccinazioni previste per la sua età, sia quelle obbligatorie sia quelle raccomandate. Ma in realtà, la sua protezione è iniziata ancora prima della nascita perchè durante la gravidanza mi sono vaccinata anch’io, seguendo le indicazioni ricevute dal mio ginecologo.
È stata una decisione consapevole e responsabile, fondata sulle evidenze scientifiche.
I vaccini non azzerano ogni rischio, ma restano tra gli strumenti più efficaci che abbiamo per prevenire malattie potenzialmente gravi e contribuire a proteggere non soltanto il singolo, ma anche la comunità.
Per me, proteggere mia figlia significa anche scegliere sulla base delle evidenze, non della paura.
Ma c’è un equivoco che dobbiamo superare: non basta iniziare il calendario vaccinale nei primi mesi di vita e non basta essere stati vaccinati da bambini, la protezione deve essere costruita, completata e mantenuta nel tempo.
Questo vale per i nostri figli, che devono ricevere le dosi e i richiami previsti. E vale per noi adulti, perché la protezione contro alcune malattie può diminuire con il passare degli anni.
La difterite ne è un esempio.
In Sicilia la copertura pediatrica della difterite si ferma all’85,13%
La difterite è diventata così rara da essere percepita come una malattia del passato, ma non è scomparsa. È stata controllata attraverso la vaccinazione.
Secondo gli ultimi dati ministeriali disponibili, e correggetemi se sbaglio (non sono epidemiologa) in Sicilia la copertura entro i 24 mesi per il ciclo vaccinale di base contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b si ferma all’85,13%, contro una media nazionale del 94,46%.
Significa che circa quindici bambini siciliani su cento non risultano aver completato nei tempi previsti il ciclo vaccinale. Quindici su cento non sono un’eccezione trascurabile ma sono una quota di popolazione suscettibile che può accumularsi nel tempo, coorte dopo coorte.
Una copertura insufficiente non determina automaticamente un’epidemia e una percentuale, da sola, non permette di prevedere quando e con quale intensità una malattia tornerà a diffondersi.
Ma crea una vulnerabilità: quando il batterio viene introdotto, trova un numero crescente di persone non adeguatamente protette.
Anche una persona vaccinata può risultare positiva?
Il vaccino contiene l’anatossina difterica, cioè una forma inattivata della tossina prodotta da alcuni ceppi di Corynebacterium diphtheriae, il cui compito principale è preparare il sistema immunitario a neutralizzare la tossina responsabile delle manifestazioni più gravi della malattia.
Una persona vaccinata può quindi entrare in contatto con il batterio e, in alcuni casi, risultare positiva senza sviluppare la forma tossica grave.
Essere positivi al batterio, sviluppare la malattia e svilupparne una forma grave non sono la stessa cosa.
La positività di una persona vaccinata non dimostra che il vaccino sia inutile. La vaccinazione non costituisce necessariamente una barriera sterilizzante contro la colonizzazione, ma può impedire alla tossina di provocare ostruzione delle vie respiratorie, miocardite, neuropatie, insufficienza multiorgano e morte.
Il problema più grave arriva dai richiami
Il problema siciliano non riguarda soltanto il ciclo effettuato nei primi anni di vita.
I dati ministeriali sulle diverse coorti pediatriche e adolescenziali mostrano un calo ancora più marcato quando si considerano i richiami successivi.
Nel rapporto relativo ai dati 2023, le coperture contro la difterite risultavano:
| Richiamo | Sicilia | Italia |
|---|---|---|
| Quarta dose a 5–6 anni | 78,10% | 87,32% |
| Quinta dose rilevata a 16 anni | 30,38% | 68,76% |
| Quinta dose rilevata a 18 anni | 38,67% | 72,19% |
Questi dati riguardano coorti differenti e non descrivono il percorso degli stessi bambini. Il dato dell’85,13% si riferisce infatti ai nati nel 2022, rilevati nel 2024, mentre quelli sui richiami derivano dalla rilevazione 2023 e riguardano coorti precedenti.
Nonostante ciò, il quadro mostra una debolezza strutturale nella continuità vaccinale. Nella coorte dei sedicenni analizzata dal Ministero, meno di un adolescente siciliano su tre risultava aver ricevuto la quinta dose contro la difterite. Tra i diciottenni, la copertura non raggiungeva il 39%. In entrambe le fasce d’età, più di sei adolescenti siciliani su dieci non risultavano aver ricevuto il richiamo rilevato.
La variabilità tra le Regioni è enorme. Nei sedicenni, la copertura della quinta dose andava dal 94,90% del Lazio al 29,94% della Campania. La Sicilia si fermava al 30,38%. Una differenza tanto ampia non può essere spiegata soltanto dalle scelte individuali delle famiglie.
Entrano necessariamente in gioco anche l’organizzazione dei servizi, la chiamata attiva, il recupero dei non aderenti, la qualità delle anagrafi vaccinali e la capacità di accompagnare le persone lungo tutto il calendario.
Il problema non è soltanto convincere a iniziare il ciclo vaccinale. Il problema reale è impedire che le persone scompaiano dal sistema dopo le prime dosi.
Copertura della quinta dose contro la difterite a 16 anni
La copertura della quinta dose contro la difterite rilevata nei sedicenni varia notevolmente tra le Regioni
| Regione/Provincia autonoma | Copertura |
|---|---|
| Lazio | 94,90% |
| Provincia autonoma di Trento | 86,89% |
| Lombardia | 86,48% |
| Valle d’Aosta | 85,23% |
| Emilia-Romagna | 84,29% |
| Basilicata | 80,49% |
| Veneto | 79,50% |
| Piemonte | 77,87% |
| Friuli-Venezia Giulia | 76,97% |
| Toscana | 76,33% |
| Umbria | 74,47% |
| Marche | 68,89% |
| Liguria | 63,37% |
| Puglia | 61,42% |
| Sardegna | 59,69% |
| Molise | 59,43% |
| Abruzzo | 53,59% |
| Provincia autonoma di Bolzano | 53,21% |
| Calabria | 52,74% |
| Sicilia | 30,38% |
| Campania | 29,94% |
| Media italiana | 68,76% |
Fonte: Ministero della Salute, coperture vaccinali aggiornate al 31 dicembre 2023. Quinta dose contro la difterite nella coorte dei nati nel 2007, rilevata a 16 anni.
La difterite in Venezuela, quando una malattia eliminata ritorna…
La storia mostra che una malattia assente da decenni può tornare quando diminuiscono le coperture e si accumula un numero sufficiente di persone suscettibili.
Nel 2017 la copertura venezuelana per la terza dose contro difterite, tetano e pertosse era dell’84%, mentre quella per la quarta dose di richiamo era appena del 38%. E dopo ventiquattro anni senza difterite, nel 2016 il Venezuela registrò i primi casi di una nuova epidemia. Alla sedicesima settimana del 2018 si contavano complessivamente 1.716 casi sospetti, 1.086 confermati e 160 decessi.
Il Venezuela attraversava una gravissima crisi economica, sociale e sanitaria. La Sicilia non è il Venezuela e sarebbe scorretto considerare automaticamente equivalenti i due scenari. Questo confronto, però, dimostra che l’assenza temporanea della malattia può nascondere una progressiva perdita della protezione nella popolazione.
La Difterite nell’ex Unione Sovietica e il ruolo degli adulti
L’esempio storico più importante del rischio legato alla diminuzione della protezione negli adulti arriva dall’ex Unione Sovietica, infatti tra il 1990 e il 1998, nei Paesi dell’ex Unione Sovietica furono segnalati oltre 170.000 casi di difterite e circa 5.000 decessi.
L’aspetto epidemiologicamente più significativo fu il forte coinvolgimento della popolazione adulta.
Nel 1994 circa il 70% dei casi riguardava persone di almeno 15 anni. Nella sola Federazione Russa, tra il 1990 e il 1995, furono notificati circa 97.000 casi e 2.500 morti. All’inizio dell’epidemia si stimava che soltanto il 20% degli adulti avesse ricevuto una dose contenente anatossina difterica nei dieci anni precedenti. Nel 1995, dopo una vasta campagna vaccinale, questa percentuale era salita al 70–80% e il numero dei casi aveva iniziato a diminuire. Tra il 1993 e il 1995 furono vaccinate quasi 70 milioni di persone adulte.
L’epidemia non ebbe una sola causa. Contribuirono la diminuzione delle coperture pediatriche, l’accumulo di adulti con immunità insufficiente, la mancata continuità dei richiami, i grandi movimenti della popolazione e le difficoltà sanitarie successive alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Sarebbe inesatto attribuire tutto esclusivamente ai richiami mancati. Ma sarebbe altrettanto inesatto ignorare il ruolo della progressiva riduzione dell’immunità nella popolazione adulta.
Per controllare l’epidemia non bastò recuperare le vaccinazioni dei bambini. Fu necessaria una vaccinazione di massa degli adulti.
La vaccinazione non finisce nell’infanzia
Essere stati vaccinati da bambini non significa essere protetti per tutta la vita perchè i livelli anticorpali contro la tossina difterica possono diminuire nel corso degli anni. Ed è per questo il calendario italiano raccomanda:
- il ciclo vaccinale di base durante il primo anno di vita;
- la quarta dose a 5–6 anni;
- la quinta dose durante l’adolescenza;
- successivamente, un richiamo dTpa contro difterite, tetano e pertosse ogni dieci anni, per tutta l’età adulta.
Il richiamo decennale non è un’aggiunta facoltativa a un ciclo già concluso.
È parte del programma vaccinale e permette di mantenere alta la protezione.
..Eppure molti adulti ricordano genericamente di aver effettuato “l’antitetanica”, magari dopo una ferita, ma non sanno quando abbiano ricevuto l’ultima formulazione combinata dTpa, che rinnova anche la protezione contro difterite e pertosse.
Ma quanti adulti sono realmente in regola?
Il Ministero pubblica dati regionali confrontabili sulle coperture pediatriche e adolescenziali, e non risulta invece disponibile una tabella nazionale altrettanto completa e aggiornata sulla percentuale di adulti in regola con il richiamo dTpa ogni dieci anni.
Questo è un vuoto informativo rilevante, raccomandiamo il richiamo per tutta la vita, ma non sappiamo con sufficiente precisione quanti adulti lo effettuino realmente nelle diverse Regioni.
Non possiamo quindi attribuire alla popolazione adulta siciliana una percentuale che non è stata misurata in modo omogeneo.
Possiamo però osservare che la copertura crolla già durante l’adolescenza. Se la continuità vaccinale è così debole prima dell’inizio dei richiami decennali, è plausibile temere un ulteriore accumulo di persone non adeguatamente protette negli anni successivi.
Questa è un’inferenza epidemiologica, non una percentuale direttamente misurata, ed è per questo che servirebbe un monitoraggio nazionale trasparente anche nell’età adulta.
Il richiamo durante la gravidanza
Il vaccino dTpa è raccomandato durante ogni gravidanza, idealmente tra la 27ª e la 36ª settimana, anche quando la donna è in regola con i richiami decennali o ha ricevuto una dose durante una gravidanza precedente. Questa raccomandazione serve soprattutto a proteggere il neonato dalla pertosse attraverso il trasferimento degli anticorpi materni, ma rinnova anche la protezione contro tetano e difterite. La vaccinazione materna non sostituisce il calendario vaccinale del bambino. Gli offre una protezione temporanea nei primi mesi, quando è ancora troppo piccolo per aver completato il proprio ciclo.
Controlla oggi il tuo certificato vaccinale
Non limitarti a verificare che i tuoi figli abbiano ricevuto le vaccinazioni previste, controlla anche la data della tua ultima dose contro difterite, tetano e pertosse. Se sono trascorsi dieci anni, se la vaccinazione non compare nel certificato o se non ricordi quale formulazione sia stata somministrata, rivolgiti al medico curante o al centro vaccinale.
Vaccina i tuoi figli nei tempi previsti.
Completa i loro richiami.
E non dimenticare i tuoi.
Condivido la mia scelta personale, non una valutazione applicabile automaticamente a ogni situazione. In gravidanza confrontati con il ginecologo; per tuo figlio rivolgiti al pediatra; per le vaccinazioni dell’adulto parla con il medico curante o con il centro vaccinale.
Proteggere un figlio non significa soltanto accompagnarlo alla nascita.
Significa continuare a prendersi cura della sua salute mentre cresce.
E proteggere la comunità significa fare la propria parte anche da adulti.
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Fonti
- Ministero della Salute, Calendario vaccinale.
- Ministero della Salute, Coperture vaccinali dell’età pediatrica e dell’adolescente.
- ISS–EpiCentro, Calendario vaccinale del Piano nazionale di prevenzione vaccinale.
- PAHO/OMS, Aggiornamento sulle epidemie di difterite nelle Americhe.
- CDC, Diphtheria in the Former Soviet Union: Reemergence of a Pandemic Disease.
- CDC, Diphtheria Epidemic — New Independent States of the Former Soviet Union.

