L’asse intestino-cervello è una rete complessa di comunicazione bidirezionale che coinvolge il sistema nervoso centrale (SNC), il sistema nervoso enterico (intestinale), il sistema immunitario, il sistema endocrino, e il microbiota intestinale. Questo sistema integrato permette una stretta interazione tra intestino e cervello attraverso diversi canali, tra cui il nervo vago, la barriera emato-encefalica e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Uno dei ruoli principali dell’asse intestino-cervello è la regolazione dell’infiammazione e della risposta allo stress, influenzando molte funzioni cognitive e fisiologiche. Inoltre, il microbiota intestinale produce metaboliti (come acidi grassi a catena corta) che possono influenzare l’attività del cervello, contribuendo alla patogenesi di varie condizioni neurologiche e psichiatriche. Le alterazioni di questo asse sono state associate a numerose patologie, alcune delle quali verranno esaminate di seguito.
Asse intestino-cervello e depressione
La depressione è una delle patologie psichiatriche più studiate in relazione all’asse intestino-cervello. L’intestino produce circa il 90% della serotonina, un neurotrasmettitore cruciale per la regolazione dell’umore. Un microbiota alterato (disbiosi), caratterizzato da una riduzione di ceppi benefici come Lactobacillus e Bifidobacterium, può disturbare la produzione di serotonina e promuovere una maggiore neuroinfiammazione, contribuendo alla depressione (Dinan & Cryan, 2017).
Studi recenti hanno suggerito che l’uso di probiotici o psicobiotici (probiotici con effetti benefici sulla salute mentale) può migliorare i sintomi depressivi, riducendo l’infiammazione e normalizzando i livelli di serotonina. Gli interventi dietetici, come l’assunzione di alimenti fermentati e ricchi di fibre, sono stati associati a miglioramenti dell’umore grazie al loro effetto positivo sul microbiota.
Asse intestino-cervello e ansia
L’ansia è anch’essa collegata a disfunzioni dell’asse intestino-cervello. La disbiosi intestinale può iperattivare l’asse HPA, che è responsabile della risposta allo stress del corpo. L’iperattivazione di questo asse può portare a un aumento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, il che può contribuire allo sviluppo di sintomi ansiosi (Bharwani et al., 2017).
Diversi studi hanno dimostrato che l’integrazione con probiotici, come il Lactobacillus rhamnosus, ha ridotto i sintomi dell’ansia in modelli animali. Il miglioramento dell’alimentazione attraverso l’aumento dell’assunzione di fibre e prebiotici ha mostrato effetti positivi anche nella riduzione dello stress e dell’ansia, normalizzando la funzione del microbiota intestinale.
Asse intestino-cervello e schizofrenia
Anche la schizofrenia è stata collegata alla disbiosi intestinale. Studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con schizofrenia presentano alterazioni del microbiota e un aumento dei livelli di infiammazione sistemica. L’iperattività immunitaria e l’infiammazione a livello intestinale possono contribuire alla disfunzione cerebrale, aggravando i sintomi della schizofrenia (Severance et al., 2021).
Alcuni studi stanno esplorando l’uso di probiotici come terapia aggiuntiva nel trattamento della schizofrenia. I risultati preliminari suggeriscono che la modulazione del microbiota potrebbe contribuire alla riduzione dei sintomi cognitivi e comportamentali associati a questa malattia.
Disturbi dello spettro autistico (ASD)
Il disturbo dello spettro autistico (ASD) è un disturbo neuroevolutivo che presenta spesso un legame con problematiche gastrointestinali. I bambini con ASD tendono a presentare alterazioni del microbiota e un aumento della permeabilità intestinale (condizione nota come “leaky gut”). Questo può permettere il passaggio di molecole infiammatorie e tossine nel sangue, che a loro volta possono influenzare negativamente lo sviluppo cerebrale (Hsiao, 2014).
Gli studi sui trapianti di microbiota fecale (FMT) nei bambini con ASD hanno mostrato risultati promettenti, con miglioramenti sia nei sintomi gastrointestinali sia nei comportamenti sociali. Tuttavia, questi interventi richiedono ulteriori ricerche per comprendere meglio i meccanismi alla base di tali effetti.

Morbo di Parkinson
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva perdita di neuroni dopaminergici. Studi recenti indicano che la disbiosi intestinale potrebbe giocare un ruolo chiave nella progressione della malattia. La presenza di α-sinucleina aggregata nell’intestino, che può viaggiare lungo il nervo vago fino al cervello, è stata associata all’insorgenza del Parkinson (Sampson et al., 2016).
Sintomi gastrointestinali, come la stitichezza, sono comuni nei pazienti con Parkinson e spesso precedono i sintomi motori di anni. Le terapie basate su probiotici e altre strategie per migliorare la salute intestinale potrebbero rappresentare nuovi approcci per gestire questa malattia.
Sclerosi multipla (SM)
La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la mielina, la guaina protettiva dei nervi. Recenti studi hanno dimostrato che la disbiosi intestinale può contribuire alla disregolazione immunitaria, influenzando l’infiammazione a livello del SNC (Cekanaviciute et al., 2017). I batteri intestinali di pazienti con SM possono influenzare le cellule T e aggravare i sintomi della malattia.
Approcci dietetici e l’uso di probiotici sono in fase di studio per comprendere meglio il loro ruolo nella modulazione del sistema immunitario e nell’alleviamento dei sintomi della SM.
Asse intestino-cervello e disturbi del sonno
La regolazione del sonno è strettamente correlata al funzionamento dell’asse intestino-cervello. Il microbiota intestinale influisce sulla produzione di serotonina, il precursore della melatonina, l’ormone che regola il ritmo circadiano. La disbiosi è stata associata a disturbi del sonno come insonnia e apnea del sonno (Anderson et al., 2017).
Un’alimentazione ricca di fibre, prebiotici e probiotici può contribuire a migliorare la qualità del sonno, modulando il microbiota intestinale e riducendo i livelli di infiammazione che possono interferire con il sonno.
Sindrome dell’intestino irritabile (IBS)
La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo gastrointestinale cronico caratterizzato da dolore addominale, gonfiore e alterazioni delle abitudini intestinali (diarrea o stitichezza). L’IBS è strettamente connessa all’asse intestino-cervello, poiché i pazienti con IBS spesso presentano sintomi psichiatrici, come ansia e depressione.
La disbiosi intestinale è comune nei pazienti con IBS, e interventi come la dieta a basso contenuto di FODMAP e l’assunzione di probiotici hanno dimostrato di migliorare i sintomi. Questi trattamenti sembrano agire non solo sui sintomi gastrointestinali ma anche sul benessere mentale, migliorando l’interazione tra intestino e cervello.
Morbo di Alzheimer
Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla progressiva perdita di memoria e altre funzioni cognitive. Recenti ricerche suggeriscono che la disbiosi intestinale può contribuire alla neuroinfiammazione e all’accumulo di placche di beta-amiloide nel cervello, fattori chiave nella progressione della malattia (Vogt et al., 2017).
La manipolazione del microbiota attraverso dieta, probiotici e prebiotici potrebbe rappresentare una strategia preventiva o terapeutica per rallentare la progressione dell’Alzheimer, ma sono necessari ulteriori studi per confermare queste ipotesi.
Limiti della ricerca e prospettive future
Nonostante il crescente corpo di evidenze che collega l’asse intestino-cervello a molteplici patologie, la maggior parte delle ricerche attuali si basa su studi preclinici o studi su piccola scala. È necessario condurre ulteriori studi clinici su larga scala per confermare l’efficacia delle terapie basate sulla modulazione del microbiota, come i probiotici, i prebiotici e i trapianti di microbiota fecale (FMT).
Inoltre, la personalizzazione delle terapie sarà fondamentale: ogni individuo ha un microbiota unico, quindi è importante sviluppare interventi nutrizionali e terapeutici che tengano conto delle specifiche caratteristiche del microbiota di ciascun paziente.
L’asse intestino-cervello rappresenta un campo di ricerca in rapida crescita, con implicazioni significative per la salute mentale e neurologica. Disturbi psichiatrici come depressione e ansia, malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer, nonché disturbi gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile, sono tutti influenzati dal microbiota intestinale e dalla sua interazione con il cervello. Le terapie basate sulla modulazione del microbiota, come probiotici, prebiotici e modifiche dietetiche, stanno emergendo come possibili trattamenti complementari. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per ottimizzare e personalizzare questi approcci terapeutici.
Referenze Bibliografiche
- Anderson, J. R., Fitzgerald, M. G., & Del, F. J. (2017). The influence of the microbiota on the development of the circadian clock system. Frontiers in Cell and Developmental Biology, 5, 96.
- Bharwani, A., Mian, M. F., Foster, J. A., Surette, M. G., Bienenstock, J., & Forsythe, P. (2017). Structural & functional consequences of chronic psychosocial stress on the microbiome & host. Psychoneuroendocrinology, 82, 107-119.
- Cekanaviciute, E., Yoo, B. B., Runia, T. F., Debelius, J. W., Singh, S., Nelson, C. A., … & Mazmanian, S. K. (2017). Gut bacteria from multiple sclerosis patients modulate human T cells and exacerbate symptoms in mouse models. Proceedings of the National Academy of Sciences, 114(40), 10713-10718.
- Dinan, T. G., & Cryan, J. F. (2017). Gut instincts: microbiota as a key regulator of brain development, ageing and neurodegeneration. The Journal of Physiology, 595(2), 489-503.
- Hsiao, E. Y. (2014). Gastrointestinal issues in autism spectrum disorder. Harvard Review of Psychiatry, 22(2), 104-111.
- Sampson, T. R., Debelius, J. W., Thron, T., Janssen, S., Shastri, G. G., Ilhan, Z. E., … & Mazmanian, S. K. (2016). Gut microbiota regulate motor deficits and neuroinflammation in a model of Parkinson’s disease. Cell, 167(6), 1469-1480. https://doi.org/10.1016/j.cell.2016.11.018
- Severance, E. G., Yolken, R. H., & Eaton, W. W. (2021). Autoimmune diseases, gastrointestinal disorders and the microbiome in schizophrenia: more than a gut feeling. Schizophrenia Research, 233, 53-59. https://doi.org/10.1016/j.schres.2021.06.002
- Vogt, N. M., Kerby, R. L., Dill-McFarland, K. A., Harding, S. J., Merluzzi, A. P., Johnson, S. C., … & Rey, F. E. (2017). Gut microbiome alterations in Alzheimer’s disease. Scientific Reports, 7(1), 1-11. https://doi.org/10.1038/s41598-017-13601-y

